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Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/208


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sperarsi; Sebastiana era tanto giovane, e anche lui sembrava ringiovanito. Con la barba corta tagliata a punta sul viso pienotto e i capelli grigi divisi da un lato, egli aveva ripreso la sua aria di piccolo borghese.

La suocera non tardò ad apparire, lenta e solenne, col rosario in mano.

— Buone notizie, monna suocera! Mossiù Perrò ha accettato.

— Ne ero certa, — ella rispose senza scomporsi. — Tu volevi che ci andassi io. No, egli ha poca simpatia per me, e poteva credere che era un mio pasticcio. Come gli hai detto?

— Non ho fatto preamboli. Gli dissi: Lorenzo vuole andarsene. Se vossignoria credesse di accettarmi, prenderei io il suo posto. Mia suocera è disposta a farmi la cauzione ipotecando il suo orto. Egli rispose subito: va bene!

— E allora?

— Allora siamo rimasti intesi di far una scrittura privata, ma per mezzo di notaio. Domani mattina alle dieci bisogna esser là.

— Va bene, — disse la maestra. — Verrò anch’io.

La modesta cena era pronta. I due sposi e la suocera, che dopo il matrimonio di