Apri il menu principale

Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/198


— 192 —


di agosto, dovette scendere a Nuoro per presentarsi al magistrato.

S’avviò oppresso da foschi presentimenti. Oramai si sentiva solo, abbandonato da tutti, convinto d’essere come sepolto vivo sotto un mucchio di macerie: ogni sforzo per slavarsi non riusciva che a schiacciarlo di più.

Mentre scendeva il sentiero alle falde del Monte, incontrò alcune donnicciuole che si recavano ad ascoltar la messa nella chiesetta dell’Orthobene. Erano quasi tutte vecchie, e salivano pregando; ed egli non badò a loro, ma allo svolto dell’ultimo tratto di sentiero si fermò sgradevolmente sorpreso: la maestra Saju, grande e imponente anche in quella solennità di paesaggio, coi lembi del fazzoletto nero gittati dietro gli omeri e il rosario in mano, saliva il sentiero.

— Scendevi per cercarmi, Predu Maria Dejà?....

— Veramente.... ho un affare.... Volevo, sì.... volevo.... pensavo....

— Io vado su ad ascoltare la messa; prima delle dieci sarò di ritorno, e possiamo darci appuntamento in casa di Antonio Maria.

— No.... no, santa femmina, non là! — Eppoi, che cosa abbiamo da dirci? Ah, la