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Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/196


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Bruno apparve in quel momento, e disse con voce sommessa:

— Fammi il piacere, non gridare. Che vuoi?

Lorenzo, che si ostinava a legar forte un involto, sollevò il viso e disse:

— Egli vuole una promozione e un aumento di stipendio!

— Se tu rimarrai....

In quel momento il Dejana ricordò una massima di Antonio Maria:

«Otterrai più con una parola di minaccia che con mille parole supplichevoli».

— Se io rimarrò! Magari tu vorresti il contrario! Ma io dovrò rimanere: mi dispiace per te....

— È inutile gridare, — disse Bruno pensieroso. — Quello che è stato è stato. Ma tu, Lorenzo, non scherzare così, non prender le cose alla leggera. Sei stato tu il primo ad avere quest’idea infernale. Io non volevo, ricordati. Io ti dissi: i primi ad essere sospettati saremo noi....

Lorenzo pesava l’involto: si curvò per guardare la bilancia e disse con ironia:

— Ah, sì, è vero! Tu sei un galantuomo! Come il tuo principale, del resto!

— Adesso dirai che ti ha istigato lui!

— E i denari chi il ha sborsati? —