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Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/181


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rallegrava guardandole, e l’assenza di Sebastiana aumentava la sua inquietudine. Uscito di chiesa si avviò alla casa di Antonio Maria e come sperava incontrò Predichedda col cestino sul capo.

— Come va? — le domandò. — E Antonio Maria?

— È partito pochi momenti or sono per Cala Gonone: deve fare i bagni di mare.

— Ah, ah, si diverte? Quando ritorna salutalo a nome mio, perchè anch’io sarò lontano allora.

— Come, lei parte? — ella disse meravigliata. — Se tutti dicono che deve sposarsi con Sebastiana?

— Io ho già un’altra fidanzata....

— Un’altra? Ma come si chiama?

— Miseria!

Ella rise tanto che dovette tenersi fermo il cestino sul capo; a un tratto però il suo piccolo viso ridiventò serio e quasi tragico.

— Senta, signor Predu Maria, la maestra Saju tiene Sebastiana chiusa in casa come un uccellino in gabbia. Io stessa son costretta a parlarle attraverso una inferriata e se questo pasticcio continua ci sarà qualcuno che andrà in questura a denunziare il fatto.

— Tu, forse?