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Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/177


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Predu Maria capì subito che quello era il prezzo che gli offrivano per l’incendio, ed ebbe una strana impressione; gli parve che quel pezzo di carta fosse vivo e gli facesse dei cenni misteriosi.

— La posta è grossa, stasera! — disse per fingersi disinvolto.

— Neppure così tu giochi?

— Neppure così!

— Siediti almeno e guarda: — disse Lorenzo accostandogli la bottiglia. — Abbiamo trovato questo biglietto davanti alla tua capanna, ed ora ce lo giochiamo.

— L’ho perduto io!... — egli disse con ironia.

Sedette, appoggiò i gomiti al tavolo e cominciò ad accarezzare la bottiglia, ma senza versarsi da bere. Terminata la partita, Lorenzo prese il biglietto e lo agitò come una piccola bandiera.

— Predu Maria Dejà, lascia la bottiglia! Non è Sebastiana! Guarda; è questo il biglietto che tu oggi hai smarrito? Ah, ipocrita! Tu sei ricco e piangi miseria; ma per castigarti, non te lo restituisco se non fra otto giorni. Guarda! Bruno lo terrà in deposito.

Predu Maria disse a voce alta:

— Di lui non mi fido!

— Se ieri ancora ti fidavi!