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Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/169


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e i loro inganni profanavano la pace maestosa della natura addormentata.

Antonio Maria riprese aspro ed ironico:

— Sei uomo, tu? Non ti vorrei neanche per cane. Se non altro il cane è fedele; tu invece sei un Giuda traditore.

— Antoni Maria! Spiègati!

— Ma c’è bisogno di spiegazioni, con te? Ti leggo negli occhi, io, immondezza! Sei diventato livido come queste pietre.

Il Dejana curvò la testa.

— Antoni Maria, cessa di tormentarmi! — disse con calma triste. — Fra giorni me ne andrò e non sentirai più parlare di me. Tu mi hai scritto di venire, mi hai ospitato, mi hai curato. Te ne sono riconoscente; ma non pretendere di trattarmi davvero come un cane; non farmi perdere la pazienza.

— Che puoi fare, tu, piccolo uomo di sughero? Tu? Tu? Se non te ne vai subito via di qui ti sputo addosso; — gridò Antoni Maria, ma vedendo il Dejana mettere una mano al suolo, per alzarsi ed andarsene, lo afferrò per il braccio. — No, giacchè sei qui, parliamo. Sì, io ti scrissi di venire, ti ospitai, ti cedetti il mio letto. Tu riconoscente? Al diavolo chi ti crede! No, tu hai creduto che io volessi fare un losco affare: hai creduto che io volessi