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Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/154


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di Marielène si moveva come in mezzo ad una nuvola.

Bruno era partito prima di far colazione e si sentiva come inebbriato; gli pareva di trovarsi nella cucina d’un grande albergo, e Marielène non aveva tempo neppure di guardarlo, ed egli si sentiva stanco e affamato ma felice perchè gli affari andavano bene....

Dopo aver guardato il timballo Marielène finì di preparare il dolce, e lo versò, lucido e tremolante, su un largo piatto di porcellana; poi si pulì le mani col grembiale e sedette accanto a lui. Sembrava stanca; era invecchiata e i suoi occhi esprimevano una tristezza profonda.

— Dunque, la storia è finita, — disse con amarezza. — Non fingere di non saperlo; chi non lo sa oramai?

— Com’è stato? — egli domandò, scuotendosi dal suo sogno.

— L’ho cacciata via, e a momenti, appena lui sarà qui, toccherà certo a me d’andarmene.

— Elena, mi racconti ogni cosa, e abbia fiducia in me. Se occorre, sono qui per difenderla e per aiutarla.

— Nessuno può aiutarmi! In quanto a difendermi... son buona anch’io! Senti, hai veduto Sebastiana?