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Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/147


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ma quando aprì la porta vide le donne che curiosavano nella strada ed esitò ad andarsene.

La maestra gridava:

— Sebastiana! L’hai sentito, adesso? Prima si è divertito con te, e adesso ti pianta.

Sebastiana si buttò in ginocchio piangendo, con le braccia incrociate sul petto.

— Madre, vi giuro che sono innocente! Oh, Dio mio, sono stanca! Fatemi morire!

Predu Maria sentì il rumore di un corpo che cade, e rientrò nella camera. Ripiegata su sè stessa, con le braccia ancora strette al seno, il viso contro il pavimento, Sebastiana giaceva svenuta. Egli ebbe pietà di lei e aiutò a sollevarla ed a metterla sul letto, ma appena la vide riaprire gli occhi, uscì di nuovo, senza rispondere oltre alle ingiurie della maestra e alle domande ironiche di Antonio Maria, e non si volse neppure nel sentire che il suo ex — compagno diceva alla donna, forse per burlarsi di lui e di lei nello stesso tempo:

— Prudenza, santa donna! Se egli l’ha sedotta la sposerà; ve lo garantisco io!