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Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/140


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indicargli qualche cosa. — Tu sai tutto; tu mi servirai da testimonio!

Egli guardò la parete, ripetendo a sè stesso:

— L’ho fatta bella!

Sebastiana si buttò a sedere sul lettuccio, scoppiò in pianto, e fra i singhiozzi raccontò la scena con Marielène.

— Calmati, — egli le disse. — Si tratta di una sciocchezza. Io sono andato a chiacchierare un po’ con lei, che è mia compaesana; le domandai: è vero che hai intenzione di prender marito? Ella insisteva nel domandare da chi lo avevo saputo. Io risposi: da una donna che ti conosce. Ella insisteva: da Sebastiana? da Sebastiana? E non voleva lasciarmi andar via. Io dissi scherzando: sì, da Sebastiana....

Sebastiana, che s’era alquanto calmata per ascoltarlo, ricominciò a piangere ed a strapparsi i capelli, tanto che egli le afferrò le mani e le disse:

— Ma finiscila! Non disperarti così. Io sono mortificato....

Ella lo guardò alla sfuggita: egli era mortificato davvero, e aveva un aspetto così compassionevole e comico nello stesso tempo che ella si mise a ridere fra le lagrime, come fanno i bambini.

— Ma non capisci che quella mi ha