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Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/120


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donne generose, di persone disposte a ricever confidenze. Tuttavia sospirò e disse, come riprendendo un racconto già incominciato:

— Così ti dico! Quando ritornai, un anno fa, mia sorella m’accolse con affetto, ma mi fece capire che ben poco poteva aiutarmi. Ben presto me ne convinsi anch’io. Tutto il nostro avere è andato in fumo, tu lo sai; la Giustizia s’è mangiato tutto, ci ha rosicchiato persino le ossa, come un cane affamato. Allora pensai di cercar lavoro, ma là non c’era niente da fare. Ho passato un brutto anno, te lo giuro in mia coscienza. Ah, tu lo sai, sorella cara, io non sono di quelli che vanno di focolare in focolare, cercando storie e bicchieri di vino. Meglio morire.... Morire, sì; forse Dio perdona quelli che muoiono disperati....

— E tu vuoi prender moglie, Predu Maria! Che cosa le daresti da mangiare?

Egli arrossì di nuovo e aggrottò le sopracciglia e scosse la testa con fierezza.

— Oh, perdio, non credermi così disperato, poi! Sono sano; le braccia le ho. Eppoi se mi sposassi con te....

— Ti prego, non parliamone più!

— Eppure pensaci, Marielè! Io so di certo che tu devi maritarti, Marielè! Non