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Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/119


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— No, no, non voglio niente: ho già bevuto!

Ella si alzò, tuttavia, e andò a prendere una bottiglia; allora egli si affacciò alla finestra, inquieto per il vestito; vide Predichedda ferma accanto al muro, col cestino sul capo, e rassicurato si ritrasse e si guardò attorno. La stanza era vasta, piena di scaffali, con due scrittoi ingombri di carte; libri e registri s’ammucchiavano sulle sedie e sulle pelli di muflone che coprivano il pavimento. Ma ciò che attrasse maggiormente l’attenzione di Predu Maria fu una cassaforte foderata di lamine di ferro e cerchiata di liste di acciaio. Egli fece un passo per esaminarla bene; ma a un tratto si fermò pensando:

— Ella mi ha lasciato solo, qui! — e quest’atto di fiducia, per parte di lei, lo colmò di gioia. Era la seconda prova di bontà e di generosità che in quella mattina gli davano le donne.

Marielène rientrò e gli versò un bicchierino di acquavite.

— Un altro? — disse, con la bottiglia sollevata.

Ed egli ne accettò un altro, ed i suoi occhi diventarono lucidi, e il mondo gli parve ancora popolato di gente buona, di