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Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/115


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— Ah, dunque vedi, qualcuno ti ha parlato di me! Dunque vuol dire che un pochino ancora ci conosciamo! Perchè dunque non volevi vedermi? Che male ti ho fatto io? È stata colpa mia se un turbine ci ha travolto come due festuche di paglia?

Ella si nascose gli occhi con una mano: le sue labbra tremavano, ed egli ricordò le parole di Bruno e gli parve che anche lei fosse infelice.

— Non volevo vederti appunto per non ricordare queste cose, — ella disse con dolore; — quando tu me le hai dette ed io le ho ascoltate, che profitto ne ricaviamo?

— Nessuno! Però io te le dico adesso per sfogarmi. Se mi avessi ricevuto subito io non ti avrei parlato così. Che credi che io sia diventato un animale? Povero sì, disgraziato sì, ma beneducato ancora; questo posso dirlo altamente; e tu pure puoi dirlo perchè anche tu sei beneducata.

Ella tornò a guardarlo e accennò di sì: e poichè egli era venuto a farle semplicemente una visita, come da uomo beneducato a donna beneducata, ella credette bene di prender una sedia e sedersi. E come fra persone beneducate in visita cominciarono a far pettegolezzi.