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Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/113


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era umida, inondata da un odore di cuoio e di vivande. A un tratto, mentr’egli attraversava il pianerottolo del primo piano, una donna vestita di rosso apparve sull’uscio socchiuso dell’uffico, e una voce aspra domandò:

— Che vuole?

Egli la guardava senza riconoscerla, sebbene gli sembrasse vagamente di aver altra volta veduto quel visetto giallognolo illuminato dagli occhi neri obliqui. Siccome egli s’avanzava senza rispondere, ella alzò la voce:

— Il signor Perrò è fuori di paese.... e non.... Ah!

Diede un grido e si ritrasse: lo aveva riconosciuto.

— Marielè! Ebbene, e come stai? Hai paura di me? Andiamo, stringimi la mano, — egli disse turbato, porgendole la mano attraverso l’uscio socchiuso; ed ella porse la sua, ma le loro dita si sfiorarono senza stringersi, come dita di fantasmi.

— Entra, — ella disse, aprendo l’uscio. — Siediti. Come ti sei invecchiato, Predu Maria Dejà!

Egli sedette impacciato, cercando di nascondere il suo cappello.

— Eh, non avevo ragione, d’invecchiare? Ma anche tu non hai l’aria d’una ragazza