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62 | grazia deledda |
La sua voce risuonò stranamente chiara e metallica; poi, per molto tempo, tutto ritornò nel silenzio di prima.
Egli credeva di essersi ancora ingannato, quando un uomo saltò dall’alto del parapetto e scese rapidamente la strada.
— Chi va là?
Sebbene preparato a tutto, Serafino sentì un brivido salirgli dai piedi alla nuca.
— Stsss..., - soffiò l’uomo, avvicinandosi arditamente.
Nella penombra della notte si distinguevano le sue braccia protese in avanti, in atto di difesa e di supplica. Egli si fermò solo quando il fucile del soldato gli toccò una mano.
E dallo spavento passando alla meraviglia, Serafino riconobbe il condannato romagnolo.
— Fermo o vi ammazzo!
Il condannato si piegò, s’inginocchiò, sempre con le braccia protese, in atto di preghiera e di difesa istintiva.
— Dove andate? - urlò Serafino.
— Non gridate così, - pregò allora il condannato, con voce sommessa ma ancora sicura. - Legatemi, ecco le mani, ma non gridate. Siete cristiano e dovete sapere i comandamenti: non ammazzare. Sono vecchio e potete legarmi.
— Silenzio! - gridò ancora l’altro, dandosi un’aria terribile. - Dite dove volevate andare.
— Volevo evadere - rispose il vecchio, semplicemente, abbassando le braccia.