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Il tesoro 155

Queste visite irritavano e ingelosivano don Vissenti.

Una sera venne anche un suo parente e portò entro un fazzoletto insanguinato una corda, cioè una treccia fatta con budella di agnello; era ubriaco, e non sapeva bene quel che si facesse; tuttavia don Vissenti si sdegnò furiosamente.

— E vattene — disse respingendo il dono inopportuno e con esso il donatore tentennante; — non vedi che ha bisogno del viatico più che della tua corda puzzolente? E impiccati con essa, se non sai altro che fare!

— O Vissenti! — esclamò l’uomo, offeso mortalmente. — Faresti meglio tu a impiccarti, che a star qui ad insultare la memoria di tuo padre.

Don Vissenti impallidì di rabbia, ma si riprese e ritornò dignitoso.

— Che intendi di dire con queste parole?

— Che lo sanno tutti, in paese, perchè sei qui. E lo sa anche lui, lui, lui, quello lì. Lo sa, che non sei qui ad assisterlo per carità, ma per carpirgli il segreto... il segreto della brocca di denari seppellita da tuo padre in sua presenza... dei denari che tuo padre non volle lasciare a te perchè ti odiava, e aveva ragione... aveva ragione...

Don Vissenti sogghignava, ma dentro tremava di sdegno.