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il cuscino ricamato 243

vano fermandosi sul suo omero e sul suo braccio simili a farfalle dure morte.

Arrivato all’argine si fermò: laggiù l’oro del tramonto si smorzava nel verde dell’acqua e dei giunchi e nell’aria restava l’odore dei pomi di cui era carica una barca che scendeva il fiume, e nella quale appunto si suonava la fisarmonica. Egli andò lungo l’argine, seguendo l’odore e il suono; ma in breve si trovò in una radura circondata di pioppi, con le casette bianche del paese fra il giallo degli orti.

Un sentiero erboso attraversava la radura, apriva il bosco, lasciava veder in fondo la casa rossa.

Egli non voleva andare oltre; ma i suoi piedi lo portavano contro la sua volontà. Sapevano la strada, i suoi piedi, e la vollero percorrere ancora.

— Ma perchè, poi? — si domandava.

E non sapeva rispondersi. Si sentiva spinto da una forza invincibile e andava; andava annoiato, disgustato, ma andava.

Il cancello era aperto sul ponticello sopra il fosso la cui acqua, al riflesso della casa, pareva sangue: sui muri pendevano, grandi ghir-