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l’augurio del mietitore 217


Ella si mise a ridere, mostrando fino in fondo alla bocca i denti forti e candidi: poi si alzò indolentemente, si scosse le vesti in disordine, si tirò su ficcandovi due dita la cintura che le scivolava dalla vita snella, infine andò a guardare sulla panca in fondo alla cucina, ove erano deposte le brocche per l’acqua. Le brocche erano vuote, asciutte. Allora si volse e rise ancora, del suo riso che aveva qualche cosa di animalesco eppure la rendeva bella più che non fosse.

I due uomini guardavano dalla porta: e vedendo la cucina che nonostante il suo disordine lasciava indovinare una certa agiatezza perchè sul graticolato sopra il focolare stavano alcune forme di cacio affumicato e dalle pareti nere fuligginose pendevano, oltre le padelle di rame coperte di polvere e di ragnatele, grandi pezzi di lardo e di salsicce e sopra il forno stava un piccolo orcio d’olio, il mietitore anziano torceva la bocca sdentata, con diffidenza e riprovazione. Un nugolo di mosche anneriva l’unico vetro della finestruola; tutto denotava indolenza in quella piccola casa di benestanti. La fanciulla rideva incosciente, scuotendo la brocca per significare