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Appena arrivati nella nuova casa, di loro proprietà, mentre gli operai scaricavano i mobili e li collocavano secondo l’ordine dei padroni, i bambini furono confinati, del resto con loro piena soddisfazione, nel giardino chiuso, come un’uccelliera, da un’alta rete metallica. Era un pezzo di terreno ancora nudo, con solo un platano superstite del campo nel quale erano state costruite le nuove case: i bambini, quindi, due gemelli di quattro anni, robusti e testuti, e una pupa di tre mesi, nella carrozzella che, tutta veli, coperta di seta a vivi colori, trine e nastri, pareva una cesta di fiori, potevano completamente starci al sicuro. Ad ogni buon fine la carrozzella fu fissata accanto alla ringhiera di ferro della scaletta che dalla terrazzina della sala da pranzo scendeva in giardino: e ogni tanto il padre felice, giovane ancora ma già un po’ calvo e col viso affaticato, si affacciava alla balaustra per sorvegliare i bambini e godersi un po’ della loro gioia.

Era davvero felice anche lui: aveva risolto finalmente il problema quasi centrale della sua modesta esistenza, e poco non gli sembrava: avere una casa sua, un nido comodo e pieno di


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