Pagina:Deledda - I giuochi della vita.djvu/78


dal servo. Immerso nei suoi strani pensieri, egli non s’accorgeva della strada, e non badava più al suo compagno.

Ma giunti su un’altura, in un punto dove la strada s’allargava, bianca al chiarore della luna velata, Andrea guardò Nofre.

— Se io uccidessi quest’uomo, qui, ora? — pensò.

Ma fu un lampo: un brivido di terrore gelò lo studente.

— Sono pazzo? Perchè queste idee? Perché queste idee folli? Sempre, sempre? È una ossessione? Del resto sono un vile. Ho tremato d’orrore al solo pensiero di compiere un atto, che mi pareva così facile!

Ma d’un tratto, i suoi pensieri si rischiararono; si guardò attorno, ricordò dove e perché andava, vide lo stazzo vicino e cominciò a chiacchierare col servo. La sua voce era dolce, quasi commossa.

Nofre però, il quale aveva inteso dire che il figlio del padrone era uno stravagante, aveva paura di contrariarlo e quindi rispondeva appena sì o no alle domande che Andrea gli rivolgeva.

— L’ho fatto venir io, sai. Non c’era cristi che volesse venire! — si vantò tutta-