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vina perché i paraggi di quel palazzo sembrassero cosí poco salutari al nostro Giaffà.

Il quale, fra l’altro, sentendo un certo fervore allo stomaco si diresse alla trattoria del Cane bianco dove andava sempre a mangiare da quando le sue vicende l’avevano fatto diventare ricco, prima di partire al seguito di Marco Polo.

Si sedette: e siccome pagava puntualmente e mangiava per due, il trattore lo serviva con molta sveltezza e con modi gentili.

— Carne di cane al sugo di gamberi — ordinò. Era il suo piatto preferito.

Tanto il cameriere quanto il padrone e la padroncina, intenti a servire il numeroso e pittoresco pubblico di codini, sembrarono non far molto caso a lui.

— Carne di cane al sugo di gamberi! — ordinò di nuovo con impazienza.

Il padrone gli si avvicinò e dopo un inchino con un sorriso acido gli disse:

— Se vuoi essere servito con premura va alla trattoria dell’Elefante nero!

La trattoria dell’Elefante nero, era di fronte a quella del Cane bianco e i padroni, naturalmente, erano rivali: e ognuno trattava malissimo i clienti