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ghero, Elias, silenzioso ma non triste, distribuì i corcarjos (cucchiai) d’unghia di pecora, e zio Portolu sturò i malunes (recipienti di sughero) pieni di giuncata e di latte. Zio Martinu dominava la scena, e guardava ostinatamente Maddalena. Mangiarono e bevettero in abbondanza; la giuncata era squisita, e zio Portolu si sarebbe offeso se gl’invitati non avessero dato fondo ai malunes.

Subito dopo colazione si cominciò la tosatura; le pecore venivano prese, legate, stese sull’erba, senza che esse opponessero la minima resistenza; e Mattia ed Elias le tosavano destramente con grosse forbici a molla. La lana intricata e sporca si ammucchiava qua e là per terra, e le pecore, liberate dal laccio, tornavano al pascolo rimpicciolite, tranquille.

Le donne, al solito, preparavano il pranzo, riservando a zio Portolu la cottura dell’agnello: Maddalena però seguiva ostinatamente Elias, come attirata da un magico filo, e ogni volta che egli sollevava gli occhi incontrava quelli che di lei, pareva volessero affascinarlo. D’un tratto si trovarono soli: Pietro era andato nella capanna, Mattia rincorreva una pecora più restìa delle altre e zio Martinu s’allontanò per aiutarlo.