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lora gli sembrava di fare atto di giustizia mettendosi dalla parte del debole. Così, quando si venne a sapere che la sua sorellina Cosima, quella ragazzina di quattordici anni che ne dimostrava meno e sembrava selvaggia e timida come una piccola cerbiatta, era invece una specie di ribelle a tutte le abitudini, le tradizioni, gli usi della famiglia e anzi della razza, poiché s’era messa a scrivere versi e novelle, e tutti cominciarono a guardarla con una certa stupita diffidenza, se non pure a sbeffeggiarla e prevedere per lei un quasi losco avvenire, Andrea prese a proteggerla e tentò, in modo invero molto intelligente ed efficace, ad aiutarla.

Egli aveva fatto solo il ginnasio, e sebbene avesse appena ventidue anni si occupava adesso dell’amministrazione dei beni lasciati dal padre, traendone, è vero, molto profitto per sé e per i suoi divertimenti; ma leggeva, anche, e in certo modo era al corrente degli avvenimenti letterarî. L’eco di questi era sempre portata alla piccola città da Antonino, lo studente di lettere, fratello del più intimo amico di Andrea.

Questo fratello si chiamava Salvatore, e aveva anche lui preferito allo studio la vita beata del piccolo proprietario sempre a cavallo per i suoi campi ad aizzare il lavoro dei servi e a divertirsi poi con le belle e ardenti ragazze del paese: e si beffava, pur ammirandolo in segreto, di Antonino, che aveva le