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gazzetta; altrimenti si sposa con qualche altro. Così, se tu diventi notaio e segretario comunale, potrete formare una famiglia ricca e rispettata.

Io in quel tempo rileggevo «Terra Vergine» e sognavo grandi fiumi luminosi con isole coperte di canne e di giuncheti, ombreggiate di boschi di salici e di pioppi; tutto un paesaggio caldo, fantastico, velato di vapori rosei, popolato di donne belle e voluttuose. E queste donne le vedevo coperte anch’esse di veli fluttuanti, coi capelli sciolti e gli occhi in color di viola come il cielo al crepuscolo.

Il mondo reale intorno a me era invece nitido e duro; un mondo fatto di roccia e di macchie dai rami contorti come membra che la lotta eterna col vento ha indurito e ripiegato ma non vinto. Se la nebbia passava sul mio capo il vento la portava subito via: e le donne erano vestite di nero e di giallo, di panno ruvido e di velluto rasato, come se rappresentassero il giorno e la notte assieme, ma senza crepuscoli, l’amore e l’odio ma senza pervertimenti.

Sopra questa stamberga vi sono due stanzette, anche allora in pessimo stato. L’acqua sgocciolava dal tetto e il vento penetrava dalle fessure delle imposto corrose. In una dormivo io: la finestruola domina una distesa di casupole e di cortiletti; fra gli altri, attiguo al nostro, il cortile di zio Remundu. Buoi e cavalli, cani e maiali popolavano sempre il portico che precede la casa e il cortile che sembrava una gabbia; spesso vedevo Banna, agile olivastra e fiera come una domatrice, passare e ripassare fra le gambe dei cavalli e dei puledri e accanto ai giovenchi che scuotevano minacciosi la coda, mentre Columba passava rasente al muro timida e quasi paurosa, accostandosi al pozzo per attingere acqua. Qualche volta le due sorelle litigavano e Banna si