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— Be’, e il latte dove lo prendi, scarafaggio? Lo fai bollire?

— Sì, bollire e ribollire.

— Quanti litri?

— Uno.... no, bugia mia, tre litri....

Servo e padrone tornarono a guardarsi perchè veramente di latte Giorgio non voleva berne neppure un sorso: gli destava nausea.

Il dottore capì la bugia.

— Be’, domani mattina il latte te lo mando io.

— No, no, non si disturbi....

— Non mi seccare. Be’, e tu, come ti chiami, scarafaggio, prendi un po’ il lume e vieni con me.

Per alcuni momenti Giorgio rimase al buio. Sentì il dottore e Pretu salire la scaletta esterna e battere alla porticina del pagliaio, e attese palpitando i gridi della matrigna santamente bastonata da quei due. Ma nessuno rispose. La strega doveva essersene andata. Pretu rientrò ridendo.

— Il dottore ha detto che domani sera si apposta sulla scaletta e le maciulla la cuffia col bastone.... Ma se non è lei? Se è uno spirito? Allora bisognerà chiamare il prete, che legga il Vangelo per farlo andar via. Ah, perchè avete cacciato via il prete? Avete fatto male....

— Adesso basta; son bell’e stufo di prediche, oggi, — disse Giorgio chiudendo gli occhi; e mentre Pretu finiva di sfaccendare ricadde nel suo dormiveglia.

Gli pareva di veder sedute davanti al suo letto tre figure: zia Giuseppa Fiore, il prete, il dottore; tutt’e tre discutevano e il medico sollevava il bastone chiamando quei due «animali degenerati!» Ed egli, il malato, fingeva di dormire con la speranza che essi se ne andassero e lo lasciassero solo. Il vento soffiava nella valle, dal pagliaio scendeva la nenia funebre