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«Io tornerò, sì, Giorgio, non dubiti, perchè anch’io l’amo, come lei, Giorgio, mi ama; e il nostro amore non può venir distrutto nè dal tempo nè dalla lontananza: sorgente inesausta che alimenta la nostra vita, esso è lo stesso amore dell’amore....»



Quando Jorgj riprese coscienza della realtà era quasi notte. S’udivano i gridi dei bimbi, le voci delle donne che si giuravano amicizia stringendo i nodi del comparatico di San Giovanni: ed egli si rivide ragazzetto, poscia adolescente: rivide le valli inondate dal chiarore azzurro della luna, i sentieri gialli attraverso il bosco nero dell’altipiano e le greggie vaganti e il mare lontano.... Il desiderio di alzarsi e di correre attraverso il mondo lo faceva rabbrividire. Gli pareva d’essere ancora ragazzetto, sotto la tirannia della matrigna, e meditava il modo di scappare, come allora....



Pretu rientrò e gli disse:

— Mangiate, ziu Jò, io poi andrò a cogliere l’alloro e i fiori di San Giovanni ed a bagnarmi i piedi nella sorgente. Vi porterò un po’ d’acqua: su, mangiate, ripasserò prima di andare al bosco; su, sorge la luna lucente e bella come un viso di sposa. Ecco la vostra zuppa.

E andò via di corsa, diretto alla casa di Martina Appeddu.

Nella straducola le donnicciuole, Banna, la serva, i ragazzi, parlavano di andar alla sorgente per bagnarsi, e stringevano fra loro il compa-