Pagina:Deledda - Colombi e sparvieri, Milano, 1912.djvu/260


— 250 —


IV.


Contrariamente a quanto affermava Pretu le nozze di Columba si celebrarono con semplicità, quasi con segretezza, come si conveniva a una ragazza che sposava un vedovo.

Invece della domenica furono celebrate il sabato, e lo stesso giorno gli sposi partirono. L’uomo era felice, d’una felicità calma e serena. Vestito come un signorotto del medio evo — corpetto di velluto, sopragiacca ricamata, cintura con cartucciera, ghette e speroni — finchè stava in sella o seduto su una scranna, sembrava giovine e bello; ma appena si moveva l’incanto svaniva. Columba non poteva abituarsi a seguire il movimento delle gambe corte di lui e camminando le pareva di imitarlo.

Una sorella anziana, Maria Juanna, alta e dritta come un pioppo, e alcuni nipoti e cugini, tutti bei giovani agili irrequieti, avevano accompagnato lo sposo. Quest’allegra compagnia, e il trovarsi sotto lo sguardo scrutatore della nuova cognata, avevano tenuto Columba in uno stato di sovreccitazione che sembrava gioia: ma a un tratto, prima della partenza, ella era ridiventata pallida, preoccupata, e con la scusa di dare alcune avvertenze a Banna era scomparsa dal pian terreno della casa.

Un’idea fissa la incalzava: riveder Jorgj ancora una volta, domandargli perdono. Ma come fare? Impossibile arrivare sino a lui senza esser veduta.

Nel caldo meriggio i cavalli carichi di bisacce di lana a striscie bianche e nere scalpitavano