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da lavoro, torna alla porta. Il vento e i cani mugolano sempre più lamentosi; forse Jorgj muore.... Columba chiude la porta, lotta un po’ col vento che le solleva le vesti, scende il viottolo rasentando il muro, come ha visto fare a Pretu.... Il suo fazzoletto svolazza come un grande uccello nero, contro il muro; ma arrivata all’angolo della casa dove questa svolta verso il cortile di Jorgj, un colpo più furioso di vento la investe tutta. Ha mutato parere, il vento; adesso la spinge laggiù, verso la porticina nera filettata di oro, laggiù, verso il suo destino....


II.


Quando la vide apparire sulla porta, Pretu accoccolato presso il fornello a mano in attesa che il pentolino del caffè bollisse, diede un grido di sorpresa.

Jorgj invece guardò silenzioso senza muoversi sembrandogli di continuare a sognare. Una delle tante figure che la febbre faceva correre intorno a lui s’avanzava nella stamberga illuminata da un moccolino deposto accanto a Pretu, mentre l’ombra enorme del servetto copriva tutto il soffitto movendosi sfrangiata sulle pareti come un ragno mostruoso. S’avanzava... s’avanzava.... Era Columba....

E Columba si tirava il fazzoletto sugli occhi mordendone le cocche per un istinto di nascondersi, o per celare e frenare il suo turbamento: ma arrivata davanti al letto cadde in ginocchio, come un giorno il mendicante, affondò il viso