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— Eh, pare che voglia piovere! Fa bene! Fa bene! I grani son secchi prima di spuntare, — disse pensieroso: e stette a lungo immobile, con gli occhi sollevati, come affascinato dalla pace sonnolenta di quel gran cielo che con le sue nuvole simili a gradini di marmo, a frammenti di colonne, a lapidi sgretolate, rassomigliava a un cimitero.

In quel momento s’udì un coro di ragazzetti che giravano per il paese con un fazzoletto legato ad una canna a guisa di stendardo e imploravano appunto la pioggia.

Dazenos abba, Sennore;
Pro custa necessidade;
Sos anzones pedin abba
E nois pedimus pane....1

— Ecco, — disse Jorgj accennando col dito alle voci lontane. — Sì, il Signore ci castiga perchè i nostri peccati son grandi.

Come l’altro non rispondeva nè si moveva gli accennò di accostarsi al letto e ripetè a voce alta:

— Il Signore ci castiga perchè i nostri peccati son grandi! Sei stato a confessarti? Dionì l’hai fatto davvero il precetto pasquale?

— L’ho fatto sì! Ogni cristiano lo fa.

Ma Jorgj lo fissava, stringendo le labbra, e scuoteva la testa sul cuscino; da quella mimica l’uomo capiva meglio che dalle parole dette ad alta voce.

— Come, non l’ho fatto? Va a domandare, allora, va da prete Defraja....

— Se potessi muovermi ne saprei delle cose! Tu non saresti qui, certo!

— E dove, allora? A San Francesco?

  1. Dateci acqua, Signore — Per questa necessità — Gli agnelli chiedono acqua — E noi domandiamo pane.