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dalla banda. Una di quelle (forse la sconosciuta dal velo scintillante?) aveva saputo la sua sventura e si era ricordata di lui....

Il suo cuore appassito ma non ancora morto, come quelle violette misteriose, batteva a sbalzi: così il cuore d’un anestesizzato piano piano si sveglia e torna alla vita.

Ma di nuovo quella gioia confusa si mutò, si fece angoscia: Jorgj provò quasi paura a guardare i doni; soprattutto i fiorellini morenti gli destarono come un senso di raccapriccio.

— Porta via tutto, chiudi tutto nella cassa, Pretu; non voglio veder nulla.... Fa’ presto, se no ti faccio buttar via tutto.... Vattene.

Volse il viso al soffitto e chiuse gli occhi: Pretu abituato a quello stranezze si affrettò a rimetter tutto nel pacco; rimise la carta rosa e sulla carta rosa le violette; ma non riabbassò il coperchio e lasciò la cassetta sopra lo sgabello; poi se ne andò perchè aveva fretta di raccontare a qualcuno l’avvenimento.

Le ore passavano; il sole di aprile, dal calore eguale e dolce, sempre eguale e dolce come quello d’un cuore fedele, declinò sul cielo dove le nuvolette svanivano una dopo l’altra come macchie da un cristallo lavato. Il rettangolo di sole s’era avanzato fino ai piedi del letto, quasi cercando di salirvi sopra e di lambire il malato: la cassetta con la carta rosa e le viole metteva una nota insolita nello squallore della stamberga. Anche Jorgj sentiva cader la sua collera: quando il disco cremisi del sole sparve lasciando sull’orizzonte un gran velo violaceo gli parve che nella stamberga si spandesse il colore delle violette appassite e sul suo cuore un velo di pace.

No, chi gli aveva mandato il dono non poteva essere uno dei soliti volgari benefattori. Di fantasia in fantasia egli rievocava tutte le persone