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furto, missignoria mia; di aver rubato denari in casa della sua fidanzata; cioè, per meglio dire, del nonno di questa, Remundu Corbu. Missignoria lo conosce.

Il prete accennò di sì, e traendo dalle maniche le mani coperte di guanti di lana marrone le guardò fisso, una dopo l’altra.

— Quando è tornato, quel giovine?

— Avant'ieri, credo. Quasi nessuno se n’è accorto.

— Non ha parenti?

– Nessuno: egli sta con la sua mala sorte. Si fa servire da un ragazzetto di dieci anni.

Il prete s’era mosso di nuovo e camminava frettoloso.

– Missignoria andrà certo a trovare il povero Jorgeddu, — riprese la vecchia seguendolo fino allo svolto della strada. — Glielo dirò, al povero disgraziato; gli dirò che voi non siete ancora andato perchè non sapevate del suo ritorno. Ah, non è cattivo, quell’infelice. C’è molta gente che tenta di screditarlo, dicendo che è un miscredente, un cattivo soggetto; e molti fingono di ignorare il suo ritorno in paese per non avvicinarsi a lui; ma fosse anche quale i suoi nemici lo dipingono, è una ragione per non aiutarlo? Egli è paralitico; è povero come Cristo: si aiutano anche i lebbrosi, anche i giudei: perchè non dobbiamo aiutare un cristiano?

— Va bene, va bene, — disse il prete, distratto e anche un po’ annoiato, — più tardi andrò a trovarlo; basta che egli, che mi dicono un tipo prepotente, non faccia qualche scandalo. Addio.

— Ah, dunque lo sapevate che egli è tornato? — esclamò la vecchia discendendo giù per il viottolo, mentre il prete risaliva la strada della fontana.

Le porticine delle casette preistoriche s’apri-