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— Babbu Corbu, devo dirvi una cosa.... La sorella del Commissario disse a Martina che Jorgeddu s’è ammalato di crepacuore.... perchè io l’ho calunniato....

Sul viso del vecchio parve spandersi il chiarore rosso della pipa accesa; la sua mano destra, nera e sparsa di vene che sembravan radici, afferrò il ginocchio sul quale si contrasse come una zampa d’aquila aggrappata ad una roccia.

— Columba, è per questo che sei di mal umore?

— Sì, per questo, babbu Corbu!

— E che t’importa di quello che dice la gente?

— M’importa sì! È ai morti che non importa niente di quello che dicono i vivi!

— La sorella del Commissario sta in casa di Giuseppa Fiore: tu devi pensare a questo.

— A questo ho pensato. Bisogna rintuzzare la lingua ai serpenti.

— E che cosa vuoi farci? Se fossi stato giovane avrei detto: andrò e taglierò la lingua al cavallo di Giuseppa Fiore, per punir lei della sua maldicenza. Ma son vecchio, figlia cara, son vecchio e ne dicono abbastanza sul conto mio!

— È vero, babbu Corbu, è vero! Tutti parlano male di noi; tutti pretendono di calpestarci perchè siamo soli.... Voi siete vecchio, noi siamo donne. Ignassiu, il marito di Banna, è come se non ci fosse: egli non pensa che alle sue capre e alle sue vacche.

Curvò la testa e riprese quasi gemendo:

— Nessuno ci rispetta... tutti ci calunniano.... tutti ci vorrebbero veder morti.... Sì, sì, ed io morrò presto, lo sento qui nel cuore.... lo sento....

— Columba! Perchè parli così?

— Perchè muoio di rabbia, babbu Corbu! Perchè non ne posso più: a voi lo dico, non ad altri; sono stanca.