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glio. In quel momento il servetta di Jorgj uscì saltellando dal cortile e prese parte alla discussione delle donne.

— L’ho veduto anch’io, sì! Stava seduto accanto al fuoco, col cappuccio in testa e la «tasca» sulle spalle.

— Segno che doveva ripartire. Ebbene, Mariazoseppa Conzu, vuoi scommettere nove reali che fino al giorno di San Francesco egli non rientrerà definitivamente a casa sua?

— Anch’io penso così, — disse il servetto; e avvicinandosi a Columba le domandò sottovoce: — Che cosa volete?

— Chi ti ha chiamato? Vattene, — ella disse con voce irata.

Ma egli la guardava sollevando il viso verso di lei e i suoi occhioni scintillavano nella penombra del crepuscolo come due brage fra la cenere.

— Mi pareva che mi aveste chiamato. E tornato vostro nonno?

— Che t’importa?

— Vado a comprare una candela per il mio padrone, — egli proseguì imperturbabile, sapendo per esperienza che Columba avrebbe finito con l’ascoltarlo. — Non ne abbiamo più. La cassa è vuota; non c’è più nulla; ma forse fra giorni avremo molti denari....

Columba non disse nulla: guardava in fondo alla viuzza se vedeva arrivare il nonno e fingeva di dare ascolto alle donne che continuavano a discutere.

— Sì, bisogna che vendiamo la casa....

— A chi? — ella domandò quasi involontariamente.

— Al dottore, zia mia! Egli la vuol comprare per prendersi il gusto di litigare poi con Rosalia Nieddu, la matrigna del mio padrone, che canta