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legno che serviva per bere e la vuotò avidamente. Bevuto che ebbe si rinfrancò.

— Zia Martina mia, — disse entrando nella cucina attigua, ove le due donne chiacchieravano misteriosamente, — bisogna che veniate subito con me per fare «l’acqua dello spavento» ad una persona....

— Al tuo padrone? — chiesero le donne ridendo.

Poi la cucitrice, per darsi importanza davanti alle sorelle Corbu, si alzò e prese Margherita per le braccia:

— Sei tu che ti sei spaventata; ti si vede dal viso. Che è stato?

La ragazza protestava, asciugandosi la bocca umida col grembiale.

— No, vi giuro sull’anima mia, non sono io. Mi hanno mandato.... è una mia amica. Su, andiamo....

— Sei tu, invece. Tu tremi. Siediti; posso preparare qui l’acqua: più presto la bevi, meglio è.... Datemi un bicchiere di cristallo e un po’ d’acqua di fonte... Io cercherò i sette carboni....

Mentre Columba riempiva il bicchiere, ella si curvò sul focolare e frugando con le dita fra la cenere cercò sette piccole brage spente; intanto Banna si avanzò verso Margherita dicendole con dolcezza:

— Cuoricino mio, che cosa ti hanno fatto? È stato quel matto del tuo padrone?

Allora la serva ancora appoggiata allo stipite dell’uscio nascose il viso sul braccio e scoppiò in pianto. Columba col bicchiere in mano si fermò a guardarla dimenticando le sue pene davanti a quel dolore più violento del suo.

— Che ti ha fatto, dimmi, — insisteva Banna, — anima mia, sei come con tre sorelle.... Parla, parla....