Pagina:Deledda - Cattive compagnie, Milano, Treves, 1921.djvu/109


Ozio 99


resco, ma a lungo andare anche noioso; e Barbara era una ragazza moderna, nostalgica e inquieta. Dacché era al mare non faceva che sognar la montagna; in montagna avrebbe desiderato il mare. Nei primi giorni s’era divagata guardando le scene del porto; quelle figure che si movevano sullo sfondo verdognolo dell’acqua tranquilla, le piacevano, la interessarono: i facchini seminudi, coi calzoni turchini, il dorso rosso, il petto sviluppato come quello delle donne; gli scaricatori di carbone, neri come abissini, i marinai e i pescatori che parevano fatti dello stesso legno scuro dei loro barconi, tutta quella gente che parlava un linguaggio quasi incomprensibile, rozzo e privo d’armonia, le pareva appartenesse ad una razza inferiore, quasi bestiale, ma la interessava appunto per questo. Ella amava molto il colore, e tutto ciò che era pittoresco. Era un’artista, in fondo, una di quelle artiste infeconde che non sanno o non vogliono coltivare il loro divino istinto. Aveva sognato, qualche volta anche tentato di mettersi a lavorare; ma il lavoro le sembrava un tormento o, peggio ancora, una volgarità. Avrebbe voluto produrre senza sforzo. Eppoi, senza esser ricca, non aveva bisogno di lavorare. Conosceva quindi tutti i vizi morali dell’ozio, e li