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mente si disposero in fila, con le mani intrecciate, e sollevarono i piedi accennando i primi passi della danza; ma erano rigide e incerte e pareva si sostenessero a vicenda.

— Si vede che manca il puntello! Manca l’uomo. Chiamate almeno Efix! — gridò Natòlia, e siccome Grixenda la pizzicava al braccio aggiunse: — Ah, ti punga la vespa! Anche a lui vuoi che si usi rispetto?

Ma al grido Efix era apparso e si avanzava battendo i piedi in cadenza e agitando le braccia come un vero ballerino. Cantava accompagnandosi:

A sa festa.... a sa festa so andatu....1

Arrivato accanto a Grixenda le prese il braccio, s’unì alla fila delle danzatrici e parve davvero animare con la sua presenza il ballo: i piedi delle donne si mossero più agili, riunendosi, strisciando, sollevandosi, i corpi si fecero più molli, i visi brillarono di gioia.

— Ecco il puntello. Forza, coraggio!

— E su! E su!

Un filo magico parve allacciare le donne dando loro un’eccitazione composta e ardente. La fila si cominciò a piegare, formando lentamente un circolo: di tanto in tanto una donna s’avanzava, staccava due mani unite, le intrecciava alle sue, accresceva la ghirlanda nera e rossa dietro cui si moveva la frangia delle om-

  1. Alla festa.... alla festa sono andato....