Pagina:Deledda - Canne al vento, Milano, 1913.djvu/34


— 26 —

— Sono un povero servo, ma dico che la provvidenza sa quello che fa!

— Signore, vi ringrazio! C’è almeno qualcuno che capisce la ragione, — disse donna Ester.

Ma Noemi era ridiventata pallida: parole di protesta le salivano alle labbra, e sebbene come sempre riuscisse a dominarsi davanti al servo al quale pareva non desse molta importanza, non potè fare a meno di ribattere:

— Qui non c’entra la provvidenza, e non si tratta di questo. Si tratta.... — aggiunse dopo un momento di esitazione, — si tratta di rispondergli netto e chiaro che in casa nostra non c’è posto per lui!

Allora Efix aprì le mani e reclinò un poco la testa come per dire: e allora perchè mi consultate? — ma donna Ester si mise a ridere e s’alzò sbattendo con impazienza le due ali nere del suo scialle.

— E dove vuoi che vada, allora? In casa del Rettore come i forestieri che non trovano alloggio?

— Io piuttosto non gli risponderei niente, — propose donna Ruth, togliendo di mano a Noemi il telegramma che quella piegava e ripiegava nervosamente. — Se arriva, ben arrivato. Lo si potrebbe accogliere appunto come un forestiere. Ben venuto l’ospite! — aggiunse, come salutando qualcuno che en-