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d’ippolito pindemonte 43

Già muover par, che tu l’orecchio tendi;
E in quella faccia, che gli è presso, il sacro
Poetico furor vedi scolpito.
305La pietra gode, e si rallegra il bronzo
Di ritrar' qua e là scettri clementi,
E giusti brandi, e invíolati allori,
Cetre soavi, e non servili, o impure.
Quando la scena dei corrotto Mondo
310Più i sensi attrista, ed il cor prostra, io entro
Nel cimitero augusto, e con gli sguardi
Vado di volto in volto: a poco a poco
Sento una vena penetrar di dolce
Nell’amaro, che inondami, e riprende
315Le forze prime, e si rïalza l’alma.
Ma in quel vóto colà, ’ve monumento
Non s’erge alcun, quali parole nere
Correr vegg’io su la parete ignuda?
Colui, che primo di que’ Grandi ad uno,
320Che nel bel chiostro dormono, con l’opre
Somiglierà, deporrà in questo loco
La testa, e in marmi non minori chiuso,
Sonni anch’ei dormirà non meno illustri.
Così le non mal nate alme dai lacci
325D’un vile ozio sciorriansi; e di novelli
O in guerra o in pace salutari Eroi
Feconda torneria la morta polve.