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Ben condusse a termine i suoi Cenni su le Paludi Pontine; delle quali fece il disegno a colori con ogni diligenza. Ed è questo il più pregevole de’ suoi scritti, avendovi posto maggiori studi, e direi anco affezione. Racconta nel proemio, come egli ebbe diretta quella Bonificazione per quasi diciassette anni; dal settembre del 1826 al giugno del 1843; e che quando dovè lasciarla, non era ancora condotta al suo total compimento. Il perchè (reco le sue parole) considerando l’importanza di quell’opera, e le molte fatiche che io vi ho spese, credo opportuno, forse anche utile, di descrivere lo stato preciso nel quale fu da me lasciata, ed indicare eziandio succintamente tutto ciò che allora per mio avviso mancava al suo compimento, e che forse manca tuttora. Così scriveva nel 1859. E sappiamo che alcuna volta gli venne il pensiero di mettere in luce questi suoi Cenni; ma poi, per la sua troppa modestia, non vi s’indusse già mai; solamente nel 1861 si risolvè di mandarli al Peruzzi, ministro de’ lavori pubblici pel Regno d’Italia: il quale li ebbe molto graditi; e disse che attestano la intelligenza di lui in opere idrauliche, e che alla opportunità saranno tenuti nella debita considerazione.

Detto de’ suoi studi, è da dire de’ suoi costumi; i quali furono di tal fatta che gli accattarono la stima e la benevolenza di quanti lo conobbero ed ebbero a conversare con esso lui. La sua modestia mi parve mirabile e singolare: sobrio, mansueto, affabile, gentile, religiosissimo. Ebbe