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iv. i «promessi sposi» 79

Dunque, quest’uomo non ha paura. E si è fatto frate per davvero. E viene qui a fare una buon’azione. Le disposizioni sono altre; un mutamento è già avvenuto negli animi prima che si mostri al di fuori. Con queste descrizioni, con queste analisi è preparata una incomparabile scena drammatica. Padre Cristoforo non fa le cose a mezzo; beve il calice sino alla feccia. Nessun segno di ripugnanza, di esitazione; nessun tentativo di un compromesso tra la sua naturale alterezza e la sua sottomissione. I suoi atti di contrizione e di umiliazione sono quali li vorrebbe l’offeso; la riparazione è intera, come intero fu lo scandalo. Mentre piega le ginocchia a terra, nel suo animo c’è questo pensiero così netto: quello fu scandalo, questa è riparazione. Nelle sue parole non perifrasi, non esordii, nessuna titubanza. Non cerca scuse; non va mendicando raddolcimenti e palliativi; va diritto e rapido; la sua parola rassomiglia al suo pentimento; è sicura e sincera. Le mutate disposizioni della folla ora prorompono; a quella impertinenza degli sguardi succede un mormorio di pietà e di rispetto. E il gentiluomo cosa era? e cosa è divenuto? Era lì, come il protagonista del quadro, con la mano sul pomo della spada, in atto di degnazione forzata e d’ira compressa. Tutto è mutato intorno a lui; egli è ancora lo stesso. Ciò che lo move non è tanto l’uccisione del fratello, quanto l’offesa recata alla famiglia. E il fratello è innanzi a lui soprattutto un cavaliere. L’orgoglio di classe era al di sotto di quella degnazione forzata e di quell’ira compressa. E si può indovinare quali idee doveano entrare nel suo discorso. Avrebbe fatto sentire a quell’uomo tutta l’indignazione dell’offesa fattagli. Avrebbe respinte le sue scuse; nessuna scusa può rendere scusabile l’audacia di essersela pigliata con tal cavaliere, con tale famiglia. E se non avesse quell’abito... ma in contemplazione dell’abito si degnava di perdonargli. Questo era il sugo del discorso; ma gli atti e le parole del frate e il mormorio della folla gli rovesciano tutto il discorso. E còlto lì all’improvviso tra le idee apparecchiate e le idee sopravvenute, toltogli spazio di raccogliersi, di calmarsi, l’alterazione interna gli altera la voce, e balbetta tronconi di frasi, dove entrano le antiche impressioni corrette dalle nuove.