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nota 407
I caratteri estrinseci di questa forza sono due. Essa per primo è incomunicabile, perché spontanea; quindi è che tutto ciò che è geniale è spontaneo. E per secondo, voi potete con la riflessione cercare e cercare, e tutto ciò sarà preparare il fenomeno della produzione, ma quando voi producete, e vi si presenta una bella immagine e tentate di afferrarla, voi siete lieti dopo aver dato fuori il parto della vostra immaginazione: ond’è che il brio è il secondo carattere di quella forza. Ma questi sono caratteri generali. Ora ciascun genio ha il suo carattere particolare, e così diciamo il genio di Dante, di Manzoni, etc., ch’è appunto la forma speciale, in cui ciascun autore produce, e che corrisponde alle sue facoltà, a’ suoi studii e via discorrendo. Io già vi ho indicate le forze del Manzoni, e voi già sapete che immaginazione egli ha, e la sua forza che noi dicemmo misura. Ora bisogna, posti questi antecedenti, vedere come quelle forze si mostrino, ne’ personaggi del romanzo.

        II mondo artistico non è solo quello che sta di rincontro all’artista; vi ha ancora, o signori, il mondo dei lettori: da una parte c’è la scena, e dall’altra la platea. Questi due mondi non hanno la medesima temperatura, perché nella scena gli attori compariscono e parlano con calore, perché le passioni in loro sono forti, e si ha una temperatura altissima, mentre lo spettatore sta freddo con le impressioni ordinarie della vita, ch’è la temperatura regolare. Se il poeta, dimenticando questi due mondi si gittasse nel mondo artistico, e confondendosi con esso, spingesse le immagini all’ultima esagerazione, se alzasse il tono, se gestisse sforzatamente, portasse le passioni al di lá dell’ordinario, egli è evidente che fra la scena e la platea vi sarebbe disuguaglianza di temperatura, e questa disuguaglianza sarebbe certamente una dissonanza. Bisogna dunque creare una temperatura media. Il mondo romanzesco è il mondo dei lettori, i quali possono mettersi in comunicazione con quello, riducendo le impressioni, i sentimenti ed i fatti in tale proporzione, che sia accessibile ad essi, sicché si elevino in quel mondo e sentano le medesime impressioni dell’autore. Questo carattere si trova appunto nella forma manzoniana: Manzoni vive nel mondo che crea; e vive senza confondersi con esso; che al contrario tiene a rimanerne staccato, a metterselo dirimpetto, a spiegarlo, a porlo in ridicolo, e neanche il Padre Cristofaro sfugge alla sua ironia: egli qualche volta pianta al meglio il personaggio e parla lui, facendo delle osservazioni e riducendo così il mondo artistico in proporzioni più convenienti agli spettatori. E di fatti voi vi ricordate quando Lucia non vuol dare il suo consenso per fare quel tal matrimonio di sorpresa perché non istava bene, perché erano degl’imbrogli e non erano cose lisce, e dimandava perché questa cosa non era venuta in mente al Padre Cristofaro? «Che volete che io vi dica?» risponde Agnese. «La legge l’hanno fatta loro, come gli è piaciuto, e noi poverelli non possiamo