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v. alfieri e manzoni 161

Se egli vuol rappresentare Carmagnola non come essere fantastico, ma con quei caratteri che gli dá la storia, comprendete cosa sia la composizione di questa tragedia storica. Manzoni sceglie in tutta la storia del Conte un punto di partenza, e dopo vi presenta i fatti non legati artificialmente ma successivamente, come appunto nella storia. Pure c’è un certo filo ideale che li aggruppa insieme, e non si hanno scene cucite fra loro a suo arbitrio, come gli rimproveravano i critici di quei tempi, tra cui Paride Zaiotti. La composizione storica deve essere pur fatta con un certo artificio e legame che dia il concetto dell’insieme.

Il Conte di Carmagnola prima di essere conte era semplice pastore. Incontrò una truppa di avventurieri, e costoro l’istigarono ad andare con essi. Egli era di ingegno pronto, avea coraggio, audacia, tutte le qualità che fanno andare innanzi un uomo, specialmente in tempi in cui non c’è una forza speciale che impedisca lo sviluppo della potenza individuale. Carmagnola giunse ad avere una truppa, e con questa conquistò il ducato di Milano, ne fece dono a Filippo Maria Visconti, di cui sposò la figlia. Giunto qui diventa uno strumento non piú utile, ma pericoloso.

In que’ tempi di violenza non poteva piacere ad un principe aver vicino un uomo così potente, così amato dai soldati. Filippo cercò di disarmarlo destramente, e quando il pastore divenuto conte si accorse del tranello, abbandonò Filippo, e come Annibale andò cercando in Italia un nemico contro colui. Proprio allora Venezia era in procinto di dichiarar guerra al Duca, e il Conte offrì la sua spada al Senato veneziano. In quel tempo si andava per le spicce, per cui Filippo mandò un assassino ad uccidere il Conte, ciò che l’accreditò vie più presso i Veneziani, i quali ne argomentarono che quantunque Carmagnola fosse sposo della figlia del Visconti, pure tra essi era inimicizia irreconciliabile.

Tutta questa che è la parte più interessante della vita del Conte, è gettata come un antecedente nella tragedia, la quale comincia dall’offerta che egli fa della sua spada a Venezia. Da

11 — De Sanctis, Manzoni.