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la messa di nozze 89

toncini uno dopo l’altro, curva sopra un angolo del banco, passandoli poi al compagno che vi aggiungeva la propria firma.

Un moto d’irritazione cacciò Bertini lontano dallo spettacolo di quella felicità. Riavvicinandosi alla piattaforma, vide le luci muoversi e una colonna di candido vapore sprigionarsi dal fumaiuolo della macchina, mentre un fischio breve ed acuto lacerava l’aria: il carro, finalmente liberato, era trainato verso il luogo del bisogno. Allora, come trascinato anch’egli da quella forza bruta, come attratto da un potere occulto, s’avviò lungo i binarî deserti diramantisi a ventaglio gli uni dagli altri. Non sapeva fin dove sarebbe andato, ma si sentiva sospinto nella direzione del convoglio immobile in mezzo alla campagna deserta.

Secondo che avanzava, oltre gli edifizî e le cabine e i castelli idraulici, il ventaglio si restringeva, le stecche d’acciaio rientravano una nell’altra, riducendosi al doppio binario di corsa. Fitte siepi lo fiancheggiavano, una bassa e intricata vegetazione di robinie, dalla quale emergevano i fusti frondosi degli eucalitti; tratto tratto un cancelletto vi si apriva, oltre il quale si vedeva