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266 un sogno


«Un poco più forte, ma non troppo, per paura che qualche vicino udisse, ripresi:

«— Siete a letto?

«— Non si sente!... Aspettate.

«Dopo qualche momento udii risonare la voce più da presso, quasi dietro l’uscio.

«— Che cosa volete?

«— Sentite, vorrei darvi una preghiera.

«— Dite su!

«— Non posso dormire con questa camicia insaldata come una corazza.

«— E che posso farci?

«— Vorreste prestarmi una delle vostre?

«Mi rispose una delle sue risate più sonore, più provocanti, più scandalose, da destare i vicini immersi nel sonno. Concitatamente, ma studiando di frenarmi, insistetti:

«— Che c’è da ridere?... Volete destare tutto l’albergo?... Mi avete compianto perchè mi tocca passare la notte sopra un divano!... Potete contribuire ad alleviare il mio tormento.... Se ci avessi pensato, mi sarei provvisto stamani dal camiciaio, quando comprai quella da giorno.... temete che ve la sciupi, la vostra camicia?

«— Non temo, no!... Ah!... Ah!... Ma non pensate?... Come non pensate?...