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la messa di nozze 167


— Lieto e fortunato io stesso....

— Sono le sette precise, — riprese ella, dopo aver guardato l’orologio, e rivolgendosi allo scultore, a cui il colonnello si era avvicinato, salutandolo con molta cordialità. — Non si potrebbe essere più puntuali! Il tempo di prendere una tazza di tè: volete?

— Grazie, no.... — si scusò egli, inchinandosi.

— Allora voi, Perez?

— Volentieri, signora.

— Poco latte o molto?

— Moltissimo.

— Quante altre volte siete venuto quassù? — gli domandò ancora, servendolo.

— Tre o quattro; ma non mi sono bastate. Bisognerebbe viverci tutta la vita.

— Tutta è forse troppo; ma pochi luoghi, veramente, ho visto di una bellezza così perfetta. È vero, Francesco?

— Sicuramente, — confermò l’interrogato, cominciando ad infilarsi i guanti. — Vi sono paesaggi di più maestà, ma nessuno così.... così «graceful».

— Ben detto, — approvò Perez. — La grazia è propriamente la qualità di queste linee.