Pagina:De Roberto - La Messa di nozze.djvu/149


la messa di nozze 139

te, quando il legnetto s’avviò per la salita, gli mancò il cuore di scherzare. Se non avesse visto l’amico suo da tre anni invece che da tre soli mesi, l’opera del tempo avrebbe spiegato la trasformazione operatasi in lui; il solo dolore dell’anima non poteva averla prodotta. I capelli delle tempie erano quasi tutti incanutiti; sul viso scarnito e soffuso d’un lividore malsano le occhiaie si erano gonfiate d’umore, come negl’infermi di nefrite; i solchi delle rughe erano più profondi, le vene temporali più turgide e serpiginose. Bisognava domandargli: «Soffri? Perchè non ti curi?...» ma le parole gli morivano sulle labbra, per paura di toccare la piaga secreta di quell’anima in pena.

Egli stesso ruppe il silenzio per domandargli:

— Sei partito iersera?

— Iersera.

— Hai fatto colazione?

— Sì, male, a bordo.

— Prenderai qualche cosa arrivando.

— No, grazie; aspetterò il pranzo, oramai.

Il cavallino scodinzolava, dondolava la testa, annitriva, quasi scacciandosi di dosso la stanchezza per vincere l’erta della via