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LE CICATRICI

Le nuove pagine del giornale di Ermanno Raeli che ultimamente io le trascrissi non le sono dunque piaciute, incontentabile amica, quanto le prime. Me l’aspettavo. Non vi si parlava di poesia, una signora vi era agguagliata ad una semplice mercenaria: ella quasi ritoglie pertanto alla memoria del povero amico mio la stima che prima gli aveva concessa.

Per vero dire ella si degna di ammettere l’esattezza dell’equazione morale di Ermanno, ma teme che, «secondo il solito,» da un caso particolare io tragga conseguenze troppo generali. Si rassicuri: se un tempo caddi in questo errore, dopo che ella m’ha dato sulla voce starò più attento e andrò più cauto. Io non affermerò, per non farle dispiacere, che quasi tutte le signore galanti somigliano troppo alle mercenarie; dirò invece che, alle volte, c’è delle mercenarie che valgono più delle signore galanti...

Per fortuna, molte centinaia di chilometri ci dividono, e se io le faccio rabbia, sono, come direbbe un artigliere, fuori del tiro della rabbia sua. Il meno che potrebbe capitarmi, se invece di scriverle queste cose glie le dicessi, sarebbe d’esser messo alla porta. Ma