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dele rosicchiate dai topi. Non la vigilia, non il venerdì. Ecco, precisamente il giorno quattro di aprile, il primo giorno che ho suonato a festa.

— Precisamente, — disse il piovano aggrottando le ciglia.

E non disse più nulla.

Ma egli pensava che, mentre era davanti alla canonica, era passato Salvatore con una lettera in mano e aveva detto:

— È arrivato «u barone»!

Il bambino di Menichella del Torchio diceva di aver veduto un prete avviarsi alla villa per il viale degli ulivi. Nessuno aveva veduto nè prima nè dopo il barone, e nessuno pensò a lui, se non il giorno che tornò con molta spavalderia a cavallo. Il barone era un’anima perduta, bisognoso, un miscredente, un materialista, e molte leggende di paure uscivano da Santafusca.

Con questo sospetto fitto in cuore don Antonio entrò in casa e si fece condurre nella sua stanza, dove si chiuse a piangere, a pregare, a sospirare.

Verso il tramonto lo colse una febbre di fuoco e fu posto in letto, mentre egli andava ripetendo nei vaneggiamenti le più strane cose del mondo.

Martino e qualche buon contadino rimasero a custodia dell’infermo; e intanto qualcuno andò in cerca del medico e delle medicine.