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Il giorno dopo l’«Omnibus» portava il brillantissimo articolo di Cecere intitolato: «Tre giorni a Santafusca».

Il cronista descriveva il suo viaggio attraverso a un paese incantato, popolato di case e d’uliveti. Poi seguiva la descrizione d’una villa stile barocco e un cenno storico sulla famiglia dei Santafusca, che Cecere aveva copiato dalle «Famiglie notabili».

«Sua eccellenza il barone Coriolano ci venne incontro colla sua solita amabilità (così continuava il favolista) e ci strinse cordialmente la mano. Bell’uomo il barone e ha per i giornalisti una speciale simpatia. Aggiungiamo ch’egli è uno dei più eleganti e arditi nostri gentiluomini, e se le belle gli danno più di trent’anni, ciò non vuol dire che ne abbia quaranta.

«Sua eccellenza (che tra parentesi è molto seccato del chiasso che si fa intorno al suo nome) mi ha fatto vedere il luogo dove, secondo quel che dice la gente, sarebbe stato trovato il famoso cappello. Anch’egli è della nostra opinione che il prete possa essere stato ucciso altrove, e che, per deviare le traccie della giustizia, il cacciatore abbia gettato il cappello al di so-