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Si sentiva che Martino non era troppo padrone della sua voce. Don Antonio avrebbe scommesso che gli tremavano le gambe.

— Un delegato della po....li....zia?... che roba è questa? È uno sbaglio.

Don Antonio buttò la mitra.... ovverosia il berretto da notte sul letto, e cacciò fuori le gambe.

— Che cosa vuole da me questo signor delegato?

— Non lo dice. Venga giù presto.

— Vengo. Un delegato? che conti ho io colla polizia? certo un errore giudiziario. A meno che non si tratti della faccenda di Leila, che ha dato una coltellata a Guasco. Sempre il coltello in mano quei.... quei.... quei....

E su queste parole, che andava ripetendo meccanicamente, scese a basso, senza collare, colla veste in disordine, e cogli occhi ancora pieni di nebbia.

Trovò nel salottino, dove soleva d’estate studiare le sue prediche e fare un sonnellino tra un punto e l’altro, un signore serio, vestito tutto di nero, con due baffi neri, in compagnia di un grande carabiniere, forse il maresciallo, che toccava colla punta del suo cappello il soffitto.

Il prete fece tre o quattro inchini prima di poter trovare la voce.

Il signore vestito di nero s’inchinò anche lui, mentre il signor maresciallo andava a chiudere la porta.