Pagina:De Marchi - Il cappello del prete, 1918.djvu/190


— 174 —

un terno, che uscì tutto; ne aveva parlato tutta la città; tutti i giornali vi avevano ricamati sopra i loro commenti: l’oste del «Vesuvio» l’aveva portato alla Falda in un sacco, poi l’aveva dato a un cacciatore....

Alla Falda l’aneddoto del cappello doveva ora divertire i buoni avventori dell’osteria del «Vesuvio». Occorreva dunque la massima prudenza per non richiamare l’attenzione di nessuno su questo cencio mortuario che aveva in sè tanta forza di vita. Per Dio, pareva che lo spirito del prete vi si dibattesse dentro con impeti e convulsioni di uccellaccio agonizzante. Non l’avrebbe seppellito nemmeno nella sabbia del mare, dove vanno i ragazzi a cercare nicchi e coralli.

Non si poteva pensare nemmeno a bruciarlo.

Come si fa un falò in mezzo alla via? Per il diavolo! era stato meno difficile sbarazzarsi del prete.... «U barone» sentiva che la materia è dura, indistruttibile, mentre un uomo si spegne come a soffiare sopra una candela. Gli tornarono in mente molti aforismi del celebre dottor Panterre su questo argomento, mentre camminava nel buio, gesticolando come un forsennato, tra le ultime case dei pescatori lungo la marina.

La difficoltà dell’impresa, la stanchezza del viaggio, il tedio che gli dava quel cappellaccio co’ suoi impeti e col continuo battere sui fianchi in un rumore di noce fessa, tutto ciò misto alla paura delle ombre finì coll’irritare un uo-